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LAGUNA

La laguna di Venezia venne formandosi circa 6000 anni or sono quando in seguito all’ultima glaciazione il livello delle acque prese a risalire. Sabbia e detriti apportati dai fiume e modellati dalle correnti marine si depositano sul fondale dando luogo ai cordoni litoranei: la laguna si richiude su se stessa. A partire dal XIV secolo il corso dei maggiori fiumi che sfociavano in laguna venne deviato per evitare il completo insabbiamento degli estuari.

I detriti trasportai dalla marea e dai fiumi hanno generato basse formazioni pianeggianti in superficie, chiamate "barene", sommerse solo dalle maree più notevoli e solcate da piccoli canali i "ghebi". Le barene sono colonizzate da piante che si sono adattate al luogo salmastro. Sono tratto tipico del paesaggio veneziano e lagunare gli innumerevoli pali o "bricole" che segnalano le vie di navigazione alle imbarcazioni della laguna. Esse punteggiano le acque, variando nel numero nel colore e nella forma secondo un preciso codice segnaletico. Nella parte emersa fungono, inoltre, da tappa di riposo per gli uccelli, mentre nella parte immersa accolgono una varia vita animale e vegetale, offrendo riparo a numerose specie di molluschi e di alghe.

URBANISTICA

Venezia sorge su 118 isole. La struttura urbana veneziana è caratterizzata, in primo luogo, dalla netta distinzione tra due sistemi di viabilità: quello delle vie d’acqua (canali, rii) e quello dei percorsi pedonali (calli, campi, fondamente, salizzade, rive, rughe). Nel corso del tempo i percorsi pedonali e i ponti hanno dato luogo a una vera e propria rete di collegamenti. I ponti, che uniscono fra di loro le varie isolette sono 364 e sono costruiti in maggior parte in pietra. Una volta erano tutti in legno e senza gradini, affinchè vi si potesse transitare a cavallo.

La città comprende sei "sestieri", secondo una ripartizione amministrativa che risalirebbe al 1170.

Tutte le piazze si chiamano "campi", poiché in antichità vi erano alberi ed erba, sicchè servivano anche al pascolo del gregge e dei cavalli, alle giostre e alle cacce dei tori. La denominazione piazza va solo alla Piazza di San Marco." Campiello" è l’equivalente di piazzetta, la "salizzada" è una via importante, che era lastricata già all’epoca della sua costruzione al contrario delle calli, il termine "calle" indica le vie, le strade. "Calletta" è dunque una stradina stretta. "Riva" indica i punti più ampi del lungo canale, dove un tempo potevano ormeggiare le navi. Il "ramo" è una calle molto breve per lo più senza uscita. Le "fondamente" sono tratti di lungo canale più stretti delle rive. La "piscina" è un piccolo braccio di laguna circondato da edifici e oggi coperto, dove un tempo i bambini facevano il bagno. Prendono il nome di "rio" i piccoli canali veneziani, "rio terà" è un canale coperto e trasformato in strada. La "corte" è uno spiazzo pubblico comune a più case, mentre il "cortile" si trova all’interno dei palazzi. Si chiamava "lista" una via adatta per il passeggio, ove si trovava la residenza di qualche ambasciatore.

Ogni campo ha la sua chiesa, che volge la facciata verso il canale. La ricchezza della chiesa evidenziava gli aspetti autocelebrativi dello stato (es. San Marco), degli ordini religiosi (es. dei Gesuiti) o delle grandi famiglie patrizie (es. Santa Maria del Giglio). D’importanza vitale per risolvere il problema dell’acqua potabile, i pozzi, per lo più d’uso privato, furono scavati nei campi e nelle corti. Le vere da pozzo in pietra sono l’unica parte visibile. Un pozzo è composto da una cisterna profonda 5 m, con pareti d’argilla. L’acqua piovana convogliata delle bocche di scolo poste sulla pavimentazione del campo, veniva raccolta nella cisterna.

Le fondazioni di Venezia sono costituite da un insieme di pali conficcati nel suolo, per rinforzare il terreno, fino a raggiungere il "caranto" (strato di argilla solida e sabbia situato a grande profondità), su questo primo livello viene posto uno "zattaron", specie di pontone composto da due strati di tavole di larice cementati da un composto di pietra e mattoni (sistema in uso dal XVI sec). Sullo "zattaron" vengono poggiate le fondazioni in pietra d’Istria, per procedere in fine alla messa in opera della muratura.

CENNI STORICI

Il nome Venetia designava nel I sec a.c. una regione amministrativa dell’impero romano, che comprendeva l’attuale Veneto, l’Istria, il Friuli e il Trentino. Nel 568 i longobardi cominciarono a dilagare nel nord della penisola e sfuggendo alla loro progressiva avanzata (VI-VII sec), la popolazione venetica, ormai provincia bizantina, confluì verso la costa e si rifugiò sulle isole. Venezia fu fondata in questo modo. Nel VII sec. il patriarca era insediato a Grado mentre il centro del potere bizantino, che sino al VII sec. era a Eraclea, si traferì a Malamocco. Gli abitanti della laguna cominciarono a eleggere i propri dogi (dal latino dux, ovvero comandante). Dopo l’810 il doge eletto lasciò Malamocco per Rivoalto nel cuore della laguna, che si estendeva su un gruppo di piccole isole (le isole realtine) e intorno al rio Businiacus il futuro Canal Grande. Nel 827 l’arcipelago passò sotto l’autorità religiosa di Aquileia, città franca. Nel 828 due mercanti portarono da Alessandria d’Egitto il corpo di San Marco, il che consentì alle isole realtine di affermare la propria indipendenza religiosa, nonché di salvare l’autonomia politica. Il leone, emblema del nuovo santo patrono, divenne il simbolo del giovane stato.

CURIOSITA’

Le strade di Venezia hanno per lo più nomi antichissimi ed estremamente curiosi. Alcuni che rinviano a mestieri comuni, si ripetono frequentemente, come nel caso delle calli del pestrin (lattaio), del pistor (panettiere), del fruttariol (fruttivendolo) ecc., altri nomi consentono di ricostruire l’antica ripartizione geografica delle attività economiche più specialistiche. Così le Fondamenta degli Ormesini nel sestiere di Cannaregio devono probabilmente il nome alla presenza di botteghe per la lavorazione di stoffe provenienti da Ormuz in Asia o alle pellicce che bordavano i cappelli dei nobili. Nella zona di San Marco si trovano le "frezzerie" dove venivano fuse le frecce, le "mercerie" dove si trovavano i mercanti di tessuti, la "spadaria" dove si fabbricavano le spade, e la "calle fiubera" dove si confezionavano fibbie per le scarpe, la "caselleria" ove c’erano i fabbricanti di casse che servivano a spedire le merci o a riporvi il corredo delle spose. I nomi delle strade conservano anche memoria delle comunità religiose che vi vivevano, come le diverse calli dei preti e delle muneghe (monache), nonché delle grandi famiglie patrizie che vivevano nei paraggi, come la Calle Contarini. I nomi danno anche conto della massiccia presenza di stranieri a Venezia, si trovano così Calle dei Ragusei (abitanti di Ragusa l’attuale Dobrovnik), la Calle delle Turchette, la Riva degli Schiavoni (per i dalmati), le Calli degli Armeni e dei Tedeschi.

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